Digressione

post-it—“L’altra faccia dell’amore”.

Cosa fare se il destino decide di scombinare completamente le carte in tavola e in mano non ti rimane niente, nemmeno l’amore che ti ha travolto e salvato?

Abbiamo conosciuto Matteo in L’amore è un’altra cosa (e qui potete leggere la nostra recensione), attraverso lo sguardo di Francesca. In questo nuovo capitolo, però, Katia Anelli sceglie lui come voce narrante. Si crea lo spazio per scoprire la fragilità di un uomo che sembrava granitico, inamovibile. Eppure ancora una volta il fato (o la crudeltà?) interviene e fa crollare l’equilibrio faticosamente costruito. L’altra faccia dell’amore dimostra la variabilità degli imprevisti e di quante versioni è pieno il mondo. Continue reading “post-it—“L’altra faccia dell’amore”.” »

 
Digressione

Consigli d’inchiostro (11)—“Ogni tuo silenzio”.

 
 
 

C’è un’intimità senza tempo, in questo libro. Inesausta, testarda, quasi rarefatta; è come il paese in cui Emilia si rifugia, impegnandosi a costruire se stessa. Non sembra un caso, allora, che trovi lavoro da una fioraia e in una libreria: la natura e i libri come panacea a tutti i mali.
Emilia è un’anima gentile che ha qualcosa di rotto, profondamente leso. Aris è un artigiano e il fatto di aggiustare le cose, di creare da capo, ce l’ha per destino. Che succede, però, se anche colui che crea possiede qualcosa di così fragile da costringerlo al silenzio?

S’incontrano con semplicità: è ovvio che debbano trovarsi, proprio loro che comunicano oltre le parole. I loro silenzi coincidono. Sono due anime sole, strapazzate dagli eventi, eppure vengono dipinti in modo ben diverso dalla funerea disperazione di certi personaggi; li piaga una tristezza nostalgica, che li lascia innocenti. Continue reading “Consigli d’inchiostro (11)—“Ogni tuo silenzio”.” »

 
Digressione

post-it—“Il profumo delle foglie di limone”.

 
 
 

Il profumo delle foglie di limone

Pensavo di avvertire il profumo evocato dal titolo del libro della Sánchez, con questa lettura, poi però mi sono ritrovata personalmente coinvolta in altra maniera: quelle famose foglie di limone sembrava le avessi masticate e inghiottite, lasciandomi lo stomaco vuoto e la bocca invasa da un’amarezza che non mi aspettavo.

Forse è stata la stessa sensazione provata dai due protagonisti alla fine del racconto, Julián e Sandra, le cui vite si intrecciano per una serie di casualità: stringono un rapporto di notevole fiducia – forse un eccesso che, a mio parere, accomuna quasi tutti i personaggi coinvolti – e poi si ritrovano con un pungo d’ingiustizia mista a insoddisfazione.

Tutto accade mentre Continue reading “post-it—“Il profumo delle foglie di limone”.” »

 
Digressione

post-it—“L’amore è un’altra cosa”.

 

amore altra cosa

 

Sa di limone, ma non c’è nulla di aspro in questo libro; L’amore è un’altra cosa ha il sapore del primo morso che s’infigge al frutto, prima che bruci abbastanza da rovinare la gola. L’acuta sensazione che ne deriva è che il tempo non basti per rendere conto di tutto né per capirne le ragioni; si viene travolti dagli eventi, nel libro come nella vita.

L’andatura della narrazione, svelta e a volte brusca, è un susseguirsi di diapositive; i dialoghi, soprattutto, sono piccoli spaccati di vissuto che si aggregano a un unico, vero, filo conduttore: un reportage di esistenza a cui possiamo partecipare tutti, perché la trama è così quotidiana che specchia le insicurezze, i dubbi e gli entusiasmi di chiunque. Anche il nome della protagonista è sfuggente, dilava i confini tra sé e il lettore, in modo che ci si possa avvicinare alla sua personalità e mischiarla alla propria. Continue reading “post-it—“L’amore è un’altra cosa”.” »

 
Digressione

Consigli d’inchiostro (11)—“Cecità”.

 
 

Il mal bianco

Che cosa accadrebbe se da un momento all’altro il mondo smettesse di vedere? Se un uomo qualsiasi, alla guida di un’auto qualsiasi e in una città qualsiasi, divenisse il primissimo portatore di una cecità assoluta, bianca come il latte, capace di propagarsi nel giro di poche ore?
Che cosa accadrebbe se il «mal bianco» si estendesse agli oculisti, alle loro mogli, ai politici, ai parenti, ai bambini e ai vecchi orbi? Se impedisse loro il sonno, se avvicinasse i destini intrecciandoli amaramente fra loro?

José Saramago è qui che lo racconta, facendo leva sul potere delle parole per rimandare sensazioni che hanno tutt’altro a che fare con la vista: rumori, sapori, paure ed emozioni in una delle più paradossali situazioni che potrebbero mai colpire il genere umano.
Perché è questo il punto: cosa perderebbe il mondo? Cosa, invece, capirebbe di avere sempre avuto? E se una parte di lui vedesse ancora, cosa desidererebbe non vedere?

Perché poi, infondo, lo scrittore lo fa capire in poco più di trecento pagine: non ci vuole Cecità per raccontare tutto questo.
Nel mondo, in realtà, siamo tutti già ciechi.

 

Cecità

Cecità
José Saramago
Einaudi, 1996