Il salvaparola—caleidoscòpio.

 
 
 

caleidoscòpio s.m. [dall’ingl. kaleidoscope, coniato nel 1817 dall’inventore sir D. Brewster con il gr. καλός «bello», εἶδος «figura» e tema di σκοπέω (v. -scopio)]. – Apparecchio ottico costituito da due specchi piani (talora tre) disposti ad angolo, chiusi entro un cilindro e paralleli al suo asse, i quali (…) sono in grado di fornire, per la disposizione casuale di vetrini o altri piccoli elementi colorati, eleganti, svariatissime forme geometriche, simmetriche (…); oltre che per passatempo è usato per trarre ispirazione a motivi ornamentali.

fonte: treccani.it


 

Perché mi fa sorridere. È una parola un po’ precipitosa, ha qualcosa di goffo e, al contempo, sfacciato.
Viene usato impunemente in molte metafore e non se ne lamenta mai; forse perché è molto giovane: sarà egocentrismo?

g.c.

 

Esperimenti di parole (1)—“La margherita”.

 
 
 

Ogni segreto ha il destino di essere svelato: è nella sua natura.
Il silenzio di ciò che viene celato, col tempo, viene sempre colmato da rumori.

Anche questa volta era avvenuto l’inevitabile e la bellezza dell’inconfessato aveva ceduto il passo a brusii sempre più concitati e forti. Sino al momento in cui i Tre Invitti si erano ritrovati attorno al tavolo da tè per chiedersi a vicenda: era vero? Era possibile? Nessuno già avrebbe creduto a una cosa del genere, ma per giunta una simile stregoneria coinvolgeva proprio colui che li aveva guidati attraverso quel villaggio ormai scomparso, distrutto, senza permettere loro di cadere nell’agguato del Principe.

Il Signore di ogni Male si era innamorato di una margherita. Nessuno seppe spiegarsi l’accaduto, ma un giorno lo trovarono inginocchiato a venerare una corolla in fiore; nemmeno l’alba l’aveva riscosso e – non fosse stato per la forza bruta di uno di loro – sarebbe irrimediabilmente morto. Più di quanto già non fosse.
E adesso erano lì, a bere tè insapore e a considerare mestamente il loro futuro: come avrebbero nascosto quella follia?

Perché sì, si trattava proprio di una follia! Cosa avrebbero detto se lo avessero scoperto? Cosa avrebbero fatto? Già, cosa? No, non potevano permetterlo, dovevano impedirlo, ma quel tè insapore, privo di zucchero e qualsivoglia altro aroma, non bastava a schiarire le loro idee e rasserenare i loro nervi tesi.
Una margherita, il fiore a cui vengo affidate le speranze dei cuori e degli amori.

 


 

“La margherita” è un racconto breve eppure non è affatto piccolo – è grande, contiene mondi.
Quest’esperimento di scrittura è opera di più mani e di più autori (senza regole, se non un incipit da proseguire a piacimento); unisce la fantasia delle menti che fanno vivere lo scopo di OltreYume: promuovere l’interazione tramite le parole, non lasciate correre malamente ma fissate da inchiostro virtuale. Una reciprocità – creativa, vitale e positiva – che viene massimamente incoraggiata tramite il gioco di ruolo narrativo ambientato sull’isola di Yume. (Scopri di più!)
“La margherita” è un modo come un altro di dimostrare come l’immaginazione abbia solo bisogno di una piccola spinta e di qualcuno pronto a sorreggerla.
OltreYume è nata proprio per questo.

 

 
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Reading Is Fundamental.

 

Reading Is Fundamental (RIF), organizzazione no profit impegnata nel campo dell’alfabetizzazione, promuove il progetto “Book people unite”.
E noi  – nel nostro piccolo – lo sosteniamo.

“Books can have an incredible effect on children’s lives,
yet there’s only one book for every 300 kids living in underserved communities in the U.S.”
bookpeopleunite.org

“Book people unite”, Reading Is Fundamental (RIF).