Perché rimanere semplicemente in vita, quando ci si può salvare del tutto?

 
 
 

Oggi, 23 aprile, è la Giornata Mondiale del Libro – lo ricordano tutti e dobbiamo anche noi; non per convenzione ma per una sorta di responsabilità sociale: comunicare, diffondere, rafforzare.

Nonostante OltreYume sia nata per promuovere la scrittura (in più modi, in più stili) siamo contrarie ai quadretti eccessivamente edulcorati che presentano il libro – e la lettura in generale – come viatico per la sopravvivenza. Non è così: di certo non riempie la pancia.

Eppure leggere (e scrivere) permette di andare al di là della semplice sopravvivenza. Permette di esistere in mille modi e mondi eterni.
Perché rimanere semplicemente in vita, quando ci si può salvare del tutto?

Nutri la fantasia, leggi (più di un) un libro.

Oggi, domani, sempre.

 

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 QUANDO E COME NASCE QUESTA GIORNATA?

 
Galleria

Esperimenti di parole—riscrittura (1).

 

Dalla poesia alla prosa, senza parafrasi: riscrivere il testo creando nessi d’immaginazione, inventando da capo.


 

ATTACCAMENTO

Se uno avesse guardato più da vicino si sarebbe reso conto che stava ancora lì, rannicchiato in mezzo all’edera. E la notte gridava, quando tutti credevano che i cani erano restati fuori.

Le colonne si torcevano sempre di più, tanto tirava per liberarsi. Però nessuno andava a vedere da vicino.

Dissero pure che era l’edera che era cresciuta troppo, e si era attorcigliata attorno alle finestre, e che per questo motivo non si riusciva più ad aprirle. Le porte neppure.

Da allora stanno dentro, aspettando che l’altro riesca a liberarsi e se ne vada.

Rosalba Campra, I racconti di Malos Aires


 

L’INVERNO PERSISTENTE

L’inverno, sui clivi ripidi dell’Argentina meridionale, non ha risparmiato nemmeno l’ultimo anno del secolo; tanto rigido, quest’addio al Novecento, da stupire anche le genti che ne abitano i pendii meno a valle. La famiglia Varela, su tutti, disperava di non riuscire a riprendere con rapido profitto l’attività commerciale che sfama i cinque componenti, con l’apprensione di dover gestire le esigenze dei nuovi nati; i piccoli gemelli – due maschietti e una minuta signorina dalle dita lunghissime – erano il pensiero fisso dei signori Varela, vessati dalla preoccupazione per le strade ghiacciate e i negozi ormai svuotati, i rifornimenti resi impossibili dalla neve persistente.

Il ventisette dicembre, finalmente, un’improvvisa sferza di temperature più miti giunge ad ingentilire il clima e a promettere la messa in opera della cittadina sonnolenta. La speranza spinge tutti alle finestre con i nasi contro il vetro, in scossoni continui delle tende.

Non appena le tracce di neve cominciano a farsi più lievi, Paula Varela è tanto sollevata che ride a lungo, per minuti interi; il sollievo, però, si rivela poco duraturo, perché rimasugli di ghiaccio ancora afferrano testardamente strade e giardini, sigillati tra i cespugli e il corso avviluppato dell’edera. Il vento – comunque gelido – spira a ogni ora, rumoreggiando nella notte come latrati continui e disperati di cani randagi, esiliati da tutti i focolari domestici. Gli alberi, piegati dall’ingerenza ghiacciata, si flettono sotto le raffiche, al pari di altissime colonne torte, dai materiali di argilla molle invece che marmo, come se i rami possano liberarsi e fuggire via dai tronchi; nessuno, però, può contemplarne la disperazione, perché nemmeno uno si avventura fuori casa.

Per sostenere sua moglie nel sollievo fugace, Lionel Varela le racconta che non è il ghiaccio a sigillare porte e finestre, ma la risalita dell’edera incolta che si aggrappa dove può, rinsecchita dalle temperature sgradite. Una favola da poco, ma basta ad acquietare Paula che, affianco alla culla dei tre gemelli, aspetta con loro la fine dell’inverno; ascolta i sibili della tempesta e fissa l’edera con costanza: prima o poi, bisbiglia al marito, il gelo lascerà le foglie e sarà libero di andarsene. E, con lui, tutti loro.

 

Esperimenti di parole (1)—“La margherita”.

 
 
 

Ogni segreto ha il destino di essere svelato: è nella sua natura.
Il silenzio di ciò che viene celato, col tempo, viene sempre colmato da rumori.

Anche questa volta era avvenuto l’inevitabile e la bellezza dell’inconfessato aveva ceduto il passo a brusii sempre più concitati e forti. Sino al momento in cui i Tre Invitti si erano ritrovati attorno al tavolo da tè per chiedersi a vicenda: era vero? Era possibile? Nessuno già avrebbe creduto a una cosa del genere, ma per giunta una simile stregoneria coinvolgeva proprio colui che li aveva guidati attraverso quel villaggio ormai scomparso, distrutto, senza permettere loro di cadere nell’agguato del Principe.

Il Signore di ogni Male si era innamorato di una margherita. Nessuno seppe spiegarsi l’accaduto, ma un giorno lo trovarono inginocchiato a venerare una corolla in fiore; nemmeno l’alba l’aveva riscosso e – non fosse stato per la forza bruta di uno di loro – sarebbe irrimediabilmente morto. Più di quanto già non fosse.
E adesso erano lì, a bere tè insapore e a considerare mestamente il loro futuro: come avrebbero nascosto quella follia?

Perché sì, si trattava proprio di una follia! Cosa avrebbero detto se lo avessero scoperto? Cosa avrebbero fatto? Già, cosa? No, non potevano permetterlo, dovevano impedirlo, ma quel tè insapore, privo di zucchero e qualsivoglia altro aroma, non bastava a schiarire le loro idee e rasserenare i loro nervi tesi.
Una margherita, il fiore a cui vengo affidate le speranze dei cuori e degli amori.

 


 

“La margherita” è un racconto breve eppure non è affatto piccolo – è grande, contiene mondi.
Quest’esperimento di scrittura è opera di più mani e di più autori (senza regole, se non un incipit da proseguire a piacimento); unisce la fantasia delle menti che fanno vivere lo scopo di OltreYume: promuovere l’interazione tramite le parole, non lasciate correre malamente ma fissate da inchiostro virtuale. Una reciprocità – creativa, vitale e positiva – che viene massimamente incoraggiata tramite il gioco di ruolo narrativo ambientato sull’isola di Yume. (Scopri di più!)
“La margherita” è un modo come un altro di dimostrare come l’immaginazione abbia solo bisogno di una piccola spinta e di qualcuno pronto a sorreggerla.
OltreYume è nata proprio per questo.