Digressione

Consigli d’inchiostro (5)—“La bellezza per te e per me”.

 
 

La società contemporanea è oggetto frequente di osservazioni, dal proliferare di studi accademici al cicaleccio quotidiano; meno diffusa, però, è la prospettiva che eviti sia i toni paternalistici sia facili moralismi, addirittura senza indugiare in una tentazione permissiva.

Alberto Abruzzese non sveste i panni del sociologo erudito, ma si propone di evitare il difetto che rimprovera alla letteratura specialistica: non toccare il senso comune. Per quest’indagine sulla bellezza, allora, inizia da se stesso e dall’esperienza ordinaria; osserva come i mezzi di comunicazione abbiano facilitato un’estetica priva di eticità, capace di negoziare valori diversi – puramente consumistici – per giudicare il bello. È cambiato, nel frattempo, ed è diventato un amalgama che dissacra le armonie, include il brutto e vuole l’esagerazione. È un tempo, il nostro, assolutamente estetizzato; ha accantonato i modelli classici, però, e la vuotezza morale non è riempita da nulla, perché vive di se stessa. Esattamente a quest’altezza è facile parlare di crisi di valori, ma l’analisi di Alberto Abruzzese trova che compiere un’ode al passato – e inneggiare alla necessità di una riscoperta degli stereotipi tradizionali – equivalga alla degradazione che si critica alla cultura attuale.

“Si può addirittura sperare che sia la stessa crisi delle tradizioni del sapere moderno a dare qualche credito alla proposta così scandalosa di assumere la mentalità post-umana.”

Abbandonato l’anacronismo, la via più opportuna è accettare con completezza ciò che Edgar Allan Poe aveva già definito nervosismo della vita moderna, l’unica disposizione in grado di cogliere il doppio movimento che agita il concetto contemporaneo di bellezza, ormai divisa tra il culto e la propria stessa dispersione. Consumare e produrre, attività divenute pressoché simultanee, sono le ossessioni di un’epoca che usa la tecnologia come protesi del corpo; questo tipo di comunicazione – analfabetica, psicomotoria, esperienziale – è la stessa che inevitabilmente condiziona l’identità. Solo la fantascienza sembra in grado di rappresentare al meglio l’immaginario corrente, nel groviglio di regni paralleli che spaziano l’uno all’oscuro dell’altro, ammissibili proprio perché riflesso del mondo della rete cibernetica.

Smettere di raccogliere l’eredità dei modelli di scrittura non significa deturparli, ma accettare il cambiamento; allo stesso modo, ammettere che l’estetica ha nuove priorità e diversi punti di riferimento non è altro che un’indispensabile presa di coscienza rispetto al quotidiano.

Eppure è Semiramide, nome delle leggende arcaiche, che viene usata come metafora utile a spiegare la forza attrattiva dell’estetica: come la regina assira sarebbe stata in grado di sedare una rivolta solo grazie al proprio apparire, seminuda e affascinante, così la bellezza – ancora adesso – riporta la stessa tendenza pacificatrice; esagerata, ma sempre la stessa, riesce nell’opera d’anestetizzarci. È una dimostrazione in più del modo in cui si tende inconsciamente a riporsi in immagini precostituite e in modelli fuori tempo?

Post-umano, è così che viene definita l’ultima rivoluzione che la cultura deve compiere. E La bellezza per te e per me è la dimostrazione di come l’individualità – nonostante la società di massa e le aggregazioni di comunità virtuali – non venga negata nemmeno in quest’ultimo rovesciamento. Il punto di vista personale di Alberto Abruzzese, radicato all’esperienza diretta, e la mancanza di giudizi falsamente distaccati rendono questa raccolta di saggi lontana da qualsiasi freddezza, benché l’andamento sia indubbiamente complesso e i riferimenti ardui. Non c’è cinismo né rassegnazione; sorprende, al di là dell’impalcatura teorica, il generoso accoglimento di tutte le sfumature di un’attualità solitamente vessata dal proliferare di ogni genere di cinismo.

 

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La bellezza per te e per me. Saggi contro l’estetica
Alberto Abruzzese
Liguori, 2012

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