Intervista col… personaggio! — Damian e Ric, de “L’esercito degli Dei”

 
 
 

Vi avevamo promesso una sorpresina e… eccoci!
Thalia Mars ci ha fatto un bellissimo regalo: ha permesso che facessimo qualche domanda a due dei personaggi principali della saga L’esercito degli Dei.

Oggi vi presentiamo, allora, nientepopodimeno che…
Damian e Ric!

 


 

Innanzitutto, grazie di aver accettato!
D: Non ho mai accettato.
R: Non cominciare. Ormai siamo qui, sii gentile.

Ahm… sì. Comunque! È la nostra prima intervista al protagonista di un libro (di solito ci rivolgiamo ad altri tipi di personaggi d’invenzione!) quindi siamo particolarmente emozionate. Dunque, cominciamo dalle cose semplici: come vi chiamate e dove si parla di voi?
D: Se siete qui sapete come mi chiamo.
R: Scusatelo. L’ho appena tirato fuori dal Centro di Riabilitazione per Stronzi Senza Speranza. Lui è Damian. Io sono Aerico, Ric per gli amici. Da poco viviamo a San Lorenzo, alle porte di Roma. La nostra impresa più famosa è stata quella con La Chiave di Poseidone.

Come fate nella vita? Avete un lavoro o… altro? Insomma: come occupate il tempo e vi procurate da vivere?
D: Uccido le persone. In effetti, dovreste scappare, a questo punto.
R: Aiuto Damian ad uccidere le persone, il che ci fa guadagnare un mucchio di soldi. E poi lo aiuto nel suo ruolo di Principe dei guerrieri dell’Olimpo, il che è abbastanza impegnativo. Dobbiamo gestire cinquanta maschioni pompati che amano distruggere: sono come dei bambini pieni di steroidi e con una fame omicida.

Il vostro passatempo, invece?
D: *sorride sadico* Uccido le persone.
R: Ne ho molti, in realtà. Alcolici, vari tipi di droghe sintetiche, ninfe. Oh, anche uccidere i demoni mi diverte.

Qual è il valore più importante per voi? E quale, invece, reputate sia sopravvalutato?
D: Davvero? Credi che abbia dei valori?
R: Non dategli retta. L’amore è il valore più importante nella nostra società. Trovare il proprio myssi e tenerselo stretto. Anche l’amicizia e la famiglia sono essenziali. Il più sopravvalutato? L’ambizione. Non vai da nessuna parte se sei solo.
D: Cazzate. Il valore più sopravvalutato è la pazienza. E la mia sta finendo.
R: Non dategli retta. Per lui il valore sopravvalutato è la buona educazione, a quanto pare.

Avete un sogno nel cassetto? Non vogliamo sapere quale sia, ma solo se credete di riuscire a realizzarlo!
D: Non ne avevo. Ma in questo preciso istante ne ho elaborato uno e se questa cosa non finisce in fretta lo realizzerò di sicuro.
R: Per le folgori di Zeus, ma la smetti? Sembri una zitella frustrata. Anche loro ci stanno aiutando a farci conoscere, non potresti essere per lo meno collaborativo?
D: Sono vive, no? Sto collaborando.
R: *sospira con rassegnazione* Mi dispiace. È senza speranza. Dicevamo? Per quanto mi riguarda, ho un sogno del cassetto da più di trent’anni, ma ho perso le speranze di vederlo realizzare. Per fortuna, dove i sogni non arrivano, arriva la vodka.

C’è qualcosa, legato a cinque sensi (un profumo, un suono, un sapore…), al cui ricordo tenete molto?
D: La sensazione del sangue sulle mani. Se mi fai di nuovo questa domanda, non sarà più solo un ricordo.
R: Avete toccato un tasto sensibile. I cinque sensi sono quello che ci permette di riconoscere le nostre myssi. Per me è l’udito. La voce della mia Dina è un richiamo che potrei sentire al di là dei secoli.

Meglio un rimpianto o un rimorso? E c’è qualcosa di cui vi pentite fortemente?
D: Rimpiango di aver dato retta a quest’imbecille e avervi fatte entrare.
R: I rimpianti sono i peggiori. Meglio pentirsi di aver fatto qualcosa, piuttosto che piangersi addosso per ciò si sarebbe potuto fare.

C’è una persona con cui avete riconosciuto un’affinità? Siamo curiosi di conoscerne il nome, se vi va di dirlo, ma soprattutto il motivo.
R: A dirla tutta, quando mi hanno mandato questo bestione credevo fosse un idiota, ma devo ammettere che stiamo bene insieme. Una squadra vincente.
D: Veramente, in questo momento ti odio.
R: Lo sanno tutti che mi adori.
D: Adoro anche i tirapugni, ma non me li porto sempre dietro.
R: Non ascoltatelo. Mi ama.
D: Richiedimelo tra mezz’ora.

Sei fedele – a un credo religioso, un valore o una persona?
D: Sono fedele agli Dei. E alla mia myssi. Tutto il resto può bruciare negli Inferi.
R: Ti sei dimenticato di me.
D: *sospira esasperato* Sì, va bene, sono fedele anche a te.
R: Visto? L’ho detto che mi ama.
D: Fottiti.

Se l’intero mondo scomparisse domani e poteste salvare un’unica cosa (qualunque: oggetto, persona, concetto) quale sarebbe?
D: Non lui, questo è sicuro.
R: Il mondo rischia spesso di scomparire. In genere non pensiamo a cosa salvare, ma a come evitarlo. Giusto per essere ottimisti.

 


 

A Thalia Mars, non contente della chiacchierata che abbiamo fatto qualche giorno fa, abbiamo chiesto anche qualcos’altro:

Ispirazione improvvisa o nascita graduale: come sono nati questi personaggi?
Damian è stato un personaggio che mi è balenato in testa all’improvviso, così com’è, brutale e asociale. Ric invece è stato più elaborato. Si è fatto strada lentamente nella storia, fino a diventare la spalla perfetta.

C’è qualcosa di loro che in realtà non sopporti o che non condividi affatto?
Non condivido soltanto una cosa di Ric: la tendenza all’autodistruzione che lui ha ogni qual volta deve sopprimere un dispiacere. Stordirsi per non sentire le emozioni è inaccettabile nel mondo reale.

C’è una canzone che pensi rispecchi la loro natura?
Per Damian è sicuramente Tears don’t fall dei Bullet for my Valentine.

 

 


 

Nel prossimo capitolo della saga, La Maledizione di Persefone, scopriremo qualcosa di più su Ric – a cui va un nostro pensiero speciale, per averci protette dallo scintillante buonumore del suo collega.
E un grandissimo grazie, ovviamente, a Thalia che li ha fatti… vivere per noi.

Speriamo di potervi offrire presto qualche altra chicca, alla prossima!

 

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