Digressione

Consigli d’inchiostro (10)—“La Chiave di Poseidone”.

 

 

Interrotto finalmente il digiuno di letture (perché mi succede così: settimane intere tra le pagine e poi improvviso ripudio), sono capitata per caso sulla trama di La Chiave di Poseidone. Copio fedelmente, così come l’ho letta:

“Damian è il Principe dei guerrieri, capo dell’esercito degli Dei dell’Olimpo. È un assassino gelido e implacabile, abituato ad eseguire gli ordini senza porsi troppe domande. Ma la sua vita è destinata a cambiare completamente, quando gli viene affidata lei. Sofia è una ragazza intelligente, curiosa, che non conosce niente del suo mondo. Lei è la Chiave di Poseidone, l’unica che può aprire la gabbia dei Titani e permettere ad Ade di riconquistare i Regni del Cielo e del Mare.
Damian non immagina neppure quanto sarà difficile proteggerla: come un uragano, Sofia sconvolgerà la sua intera esistenza, costringendolo a fare i conti con quel passato che lo tormenta ormai da dieci anni.”

In tutta onestà, non l’avrei comprato. Ero dubbiosa, ma un’intuizione mi ha costretto a scorrere l’estratto, con l’intenzione di farmi un’idea e poi lasciar stare. Non fosse che… non ci sono riuscita! Non riuscivo a smettere – quindi grazie, Thalia Mars, per l’insonnia – e l’ho letto tutto d’un fiato.

Non è stata la trama in sé ad attrarmi (anche se ho un debole per le rivisitazioni della mitologia, lo ammetto) ma l’ironia che filtra in ogni singola riga; nella narrazione c’è un equilibrio tale che, tolti gli aspetti ovviamente inverosimili, il libro traspira realismo. Soprattutto i dialoghi, com’è raro, mi hanno convinto: diretti, affatto edulcorati, e spesso sorprendenti.

La gestione della trama, in andirivieni di ricordi e sprazzi di passato, rende impossibile annoiarsi; manca la stasi, semplicemente. E quest’aspetto si conferma nella scelta del taglio generale: è il primo libro di una saga eppure non prosegue con gli stessi protagonisti, quindi La Chiave di Poseidone ha una fine ben precisa, senza che gli eventi vengano stiracchiati per sfuggire alla ritrosia di dire addio ai personaggi.

(Anche se un po’ mi spiace perché Sofia è la mia eroina:

“E va bene; un po’ di palestra forse non le avrebbe fatto male, ma (…) non sembrare un fuscello quando si guardava di lato non poteva essere una buona motivazione per mangiare il cibo retrocalorico della sua coinquilina.”)

Consigliato a chi non sa rinunciare alle storie d’amore e al contempo è disposto a dissacrare qualche luogo comune. Lo zucchero c’è, ma in dosi ben sparpagliate, e il dramma – si parla di divinità greche, insomma! – viene spesso ammansito da sarcasmo e staffilate di praticità.

 

la chiave di Poseidone

La Chiave di Poseidone
Thalia Mars
2014

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