Digressione

Consigli d’inchiostro (12) e domino letterario—“Fernweh”.

 
 
 

Cos’è il Domino Letterario? È un gioco, principalmente. E un’opportunità in più per spaziare con la fantasia. Clarissa, di Questione di Libri, ci ha parlato di quest’iniziativa nata tra le booktubers italiane e ci ha coinvolto in un’esperienza simile.

Funziona così: stilata una lista delle partecipanti, la prima sceglie un libro e la seconda fa lo stesso ispirandosi alla precedente; in base a cosa? Copertina, autore, casa editrice… a suo gusto!

Le blogger che partecipano sono:

Deb, di Leggendo Romance
Elisa, di Devilishly Stylish
Simona, di Salotto dei libri
Sara, Parliamo di Libri
Caterina, Lettere d’Inchiostro
Gemma, di OltreYume
Clarissa, di Questione di Libri
Serena, di Libri che Porto con Me
Virginia, Le Recensioni della Libraia

E noi – che seguiamo a Caterina che ha scelto The Heir di Kiera Cass – abbiamo letto Fernweh di Chiara Zanini; perché? Per similarità di genere (si tratta di romanzi distopici).
Curiosi? Leggete di più:

 


 

Una società tiranneggiata da un’oligarchia insidiosa, capace d’insinuarsi nelle abitudini finché ogni aspetto culturale non cede alla volontà del governo e al desiderio di non attirarne l’attenzione.
Che significa vivere in un mondo del genere? Il rischio è dimenticare se stessi fino all’omologazione. E i pochi, pochissimi, eletti che ne distinguono l’eresia appaiono folli (devianti, appunto, dal sentiero ben tracciato); la ribellione non ha posto in una società che per sopravvivere ha bisogno di ordine.
È inevitabile, allora, che i protagonisti di Fernweh siano portatori di caos, mine vaganti che contrastano il sistema – in modo più e meno diretto.

C’è Jared, bisognoso di riscatto e di uno scopo.
C’è Eleanor, che vuole un amore vero e non un matrimonio di comodo.
C’è Gamil, un androide più umano di quanto non siano gli abitanti di Murian.
C’è Robert, che ha perso gli occhi e forse proprio per questo vede più in là degli altri – più a fondo.

Chiara Zanini scrive di secoli attraverso secoli, ma le pagine non si affollano – e forse è questo che un po’ penalizza la narrazione: poco spazio, molto tempo. Ci sarebbe stato abbastanza materiale per dilungarsi, in modo da nutrire alcuni degli aspetti su cui, invece, si viaggia a velocità considerevole (per paura di annoiare? L’argomento però è così interessante che pagine in più sarebbero state ben spese!).

È l’unica pecca che si può lamentare a Fernweh, perché la scrittura è meravigliosa: aggettivi sempre vari e verbi calzanti, similitudini espressive e personaggi coinvolgenti. Non esistono cuori imperturbabili, in questo libro, tutte le anime che s’incontrano hanno crepe profonde; e lottano per proteggerne l’originalità, la natura distintiva che non le dilegui nella massa.
Qui e lì sarebbe stato interessante leggere qualche ostacolo in più. Eppure, se s’interpreta Fernweh in chiave totalmente allegorica, la città coperta dalla cupola (entro cui si snodano le vicende) rappresenta la condizione odierna e la lotta di pochissimi è la conferma che – se lo si desidera davvero – si può creare un’alternativa.

Il vero pericolo, d’altronde, è portare inconsapevolmente con sé i difetti che si voleva abbandonare. Il vero rischio è dimenticare l’importanza dell’altro e la lealtà che si deve a se stessi.

Zanini ce lo racconta con acutezza rara e uno stile poco (o nulla) didascalico, perché siano le stesse conseguenze a tracciare la morale.

 

fernweh

Fernweh
Chiara Zanini
Nativi Digitali Edizioni
2014

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