Consigli d’inchiostro (16)—“Nella botte piccola ci sta il vino cattivo”.

 
 
 

Forse non esiste niente di peggio che svegliarsi in prigione, soprattutto se, aprendo gli occhi, ci si ritrova davanti l’ampio didietro di un energumeno privo di senso dell’umorismo.
Lo sa sicuramente Vince Carpenter, ex poliziotto e investigatore molto sfortunato di una cittadina americana; ciò che gli è oscuro, però, è che questo sarà il primo di una lunga serie di eventi sfortunati che lo spingeranno a indagare sulle due bande rivali, i “Flamingos” e i “Lil’ Boyz”.
Nulla di eccentrico o eccessivo, non fosse che con la sua simpatia – calamitata inevitabilmente verso il protagonista del suo romanzo –, Diego Tonini riesce a strappare stupori e sorrisi con una storia paradossale, fantasiosa e, soprattutto, divertente; permette al lettore di bere le parole tutto d’un fiato e di assaporarne la trama che si sviluppa quasi del tutto inaspettata, rendendola avvincente e mai forzata.
È stata una lettura scorrevole, leggera e colma di umorismo: ce lo ha confermato implicitamente lo stesso Diego Tonini, rispondendo con celerità e cortesia a tutte le nostre curiosità e che pubblichiamo qui, speranzose di instillare gocce di curiosità a coloro che avranno il piacere di leggerla!

Sappiamo che di solito non si parte dalle conclusioni, ma siamo terribilmente curiose: “Nella botte piccola ci sta il vino cattivo” ci lascia supporre che ci sarà un seguito. È – appunto – una supposizione, oppure possiamo cominciare a festeggiare?

Ehehe, per prima cosa vorrei dirvi di tenere sott’occhio il sito di Nativi Digitali Edizioni perché, se non un seguito, presto ci saranno delle novità riguardanti Vince Carpenter e i suoi amici…
Per quanto riguarda un seguito, è un po’ presto per parlarne ma, chissà, tutto può succedere, di certo vince non ha appeso il trench al chiodo dopo questo caso, e la porta del suo ufficio è sempre aperta…

Ora che siamo soddisfatte, facciamo un passo indietro; siamo rimaste particolarmente colpite dall’umorismo del protagonista e dalla sua spiccata capacità di “infilarsi” nei guai. Quanto hai in comune con lui? Hai preso spunto da qualcuno che ti è vicino per tratteggiarne il carattere?

Io ho una passione per prendere i clichés e ribaltarli, forse è legata alla mia indole ironica e dissacrante; Carpenter è un personaggio di pura invenzione, non si rifà a una persona precisa e non ha i tratti di qualcuno che conosco, forse quello che lo accomuna a me è il suo humor nero e il suo tentativo di sembrare a tutti i costi un duro, quando invece anche lui ha il cuore tenero.

Non volevamo partire con le domande dirette per non rovinare la sorpresa a quanti avranno il piacere di leggerti, ma crediamo sia inevitabile chiederci da dove nasce l’idea di queste due insolite gang, i “Flamingos” e i “Lil’ Boyz”.

Da un gran mal di pancia! Scherzo, in realtà è stato un tentativo di aggiungere elementi surreali a un hard boiled classico, prima mi è venuta in mente l’idea de iLil’ Boyz, poi avevo bisogno di trovare loro un nemico, e chi meglio dei Flamingos poteva svolgere questo ruolo? Se poi vogliamo proprio cercare una fonte di ispirazione diciamo che “il Favoloso Mondo di Amélie” un po’ mi ha aiutato…

Hai un giardino a casa? Se sì, dobbiamo preoccuparci?

No, vivo in appartamento.

Quanto le tue passioni si sono riversate all’interno del tuo libro? Ci spieghiamo meglio: sei amante dei polizieschi americani? Hai un amore sconfinato per alcol e sigarette? Attrazioni insolite per nani e fenicotteri da giardino?

in quanto veneto la passione per l’alcol è, come dire, genetica (anche se non vado matto per il whiskey) mentre con le sigarette ho smesso da un bel po’, anche se devo dire che la sigaretta contorta, alla Jigen, fa sempre il suo bell’effetto in un personaggio come Vince Carpenter. Dal punto di vista letterario, mi piacciono i polizieschi, anche se leggo un po’ di tutto, ma apprezzo Connelly e Donald Westlake e sto cercando di farmi una cultura leggendo i mostri sacri del genere, ma il tempo è sempre poco… anche se a ben guardare, Vince ha più cose in comune con Eddie Valiant di “Chi Ha Incastrato Roger Rabbit” che con Harry Bosch

Quanto hai impiegato – in termini di tempo, pazienza e scocciature – su questo libro?

Il personaggio di Carpenter è nato nel 2012 in un racconto per il concorso di subway-letteratura.org, e ha avuto un buon riscontro. All’epoca non pensavo di scrivere “professionalmente” (non lo faccio di mestiere nemmeno ora, ma l’attitudine è quella), ma un editore mi ha contattato dicendo che il racconto gli era piaciuto e se avessi avuto un romanzo lo avrebbe valutato per la pubblicazione. Mi sono messo d’impegno e in circa sei mesi è venuto fuori “nella Botte Piccola ci Sta il Vino Cattivo”; con quell’editore non se ne è fatto nulla e ho lasciato il romanzo nel cassetto finché, nel 2015, non ho deciso di riprenderlo e inviarlo a qualche editore e così è finito nelle mani di Nativi Digitali nel giugno 2015, il resto lo sapete già…

Le nostre domande sono finite e non possiamo che ringraziarti per la pazienza che hai avuto; vorremmo inoltre ringraziarti per le ore che sei riuscito a regalarci, e non solo nei termini dell’intervista. Abbiamo davvero gradito il tuo libro! Ci ha fatto sorridere molto e, con la sua leggerezza, ci ha permesso di berlo in un sorso. Speriamo davvero che altri abbiamo la fortuna di divertirsi così come è successo a noi!

Grazie a voi, sono felice vi sia piaciuto e vi ringrazio per la recensione e l’intervista!

 

Diego Tonini
Nella botte piccola ci sta il vino cattivo
Diego Tonini
2016

 
Digressione

post-it—“Eroi del Silenzio”.

 
eroi del silenzio

Bello o brutto? Interessante o noioso? Realistico o meno? Com’è questo libro, allora?

Innanzitutto, “Eroi del silenzio” è un libro che fugge le opposizioni binarie seppure parli proprio di un mondo diviso, lontano dalla quotidianità cui è solita la maggior parte di noi. Non so se mi è piaciuto, e forse va bene così: la trama s’ingorga in una serie di fitti flash back, perché sappiamo cos’è successo – e cosa la memoria nasconde – solo grazie al protagonista che si sottopone al rebirthing. È un modo d’affondare nei ricordi repressi, perché possano riaffiorare dopo un grande trauma. E il nostro protagonista, lo scopriamo nel frattempo, non ha avuto in destino una vita pacifica. Continue reading “post-it—“Eroi del Silenzio”.” »

 

Intervista col… personaggio! — Celine, de “Le Cronistorie degli Elementi”

 
 
 

Un blog tour a tappe serrate, per permetterci di conoscere meglio la saga Le Cronistorie degli Elementi (se siete curiosi di spulciare altri approfondimenti, qui trovate tutto il calendario!).

*click* e raggiungi la pagina FB dell’autrice!


La creatrice di questo meraviglioso mondo d’invenzione è Laura Rocca e, proprio grazie a lei, abbiamo l’onore di intervistare la protagonista del primo libro, Il mondo che non vedi.

E… cominciamo!

 


 

Cominciamo con la classica, inevitabile domanda: come ti chiami e dove si parla di te?
Mi chiamo Celine e la mia storia viene narrata all’interno della saga “Le Cronistorie degli Elementi”, le mie avventure iniziano nel primo libro “Il mondo che non vedi”.

Come fai nella vita? Hai un lavoro o… altro? Insomma: come occupi il tempo e ti procuri da vivere?
Sono una studentessa e, di pomeriggio, facevo la commessa in un negozio d’alta moda della mia città, Venezia. Purtroppo sono stata appena licenziata.

E il tuo passatempo, invece?
Di solito passo il mio tempo libero leggendo o insieme a Mercurio, il mio gatto.

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