Digressione

Consigli d’inchiostro (14)—“Chelsea & James”.

 
 
 

«Quando entro nel locale, lei non se ne accorge. Il proprietario è seduto nella stessa posizione del giorno precedente, ed io lo saluto con un cenno della mano, simulando sicurezza. “Mi sto innamorando. Me la presta dieci minuti?”»

Si parte da un futuro incerto, uno scopo prestabilito e una meta fatiscente: è questo James, il ragazzo che calca le strade di Roverside, Texas. Lo fa sotto la neve, in prossimità del tramonto, in bilico fra l’incertezza del domani e la sicurezza del volerlo raggiungere, trainato dalle sue sole forze e lungi dalle catene che la società gli ha imposto.

Forse è però oltre la soglia di un locale qualsiasi che il protagonista capisce la differenza fra il sopravvivere e il vivere: è negli occhi di Elidh, o Chelsea, nelle mani che gli ha teso e nell’inspiegabile attrazione che prova per lei dal momento in cui i loro destini si sono intrecciati.

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Digressione

post-it—“Il profumo delle foglie di limone”.

 
 
 

Il profumo delle foglie di limone

Pensavo di avvertire il profumo evocato dal titolo del libro della Sánchez, con questa lettura, poi però mi sono ritrovata personalmente coinvolta in altra maniera: quelle famose foglie di limone sembrava le avessi masticate e inghiottite, lasciandomi lo stomaco vuoto e la bocca invasa da un’amarezza che non mi aspettavo.

Forse è stata la stessa sensazione provata dai due protagonisti alla fine del racconto, Julián e Sandra, le cui vite si intrecciano per una serie di casualità: stringono un rapporto di notevole fiducia – forse un eccesso che, a mio parere, accomuna quasi tutti i personaggi coinvolti – e poi si ritrovano con un pungo d’ingiustizia mista a insoddisfazione.

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Digressione

Consigli d’inchiostro (11)—“Cecità”.

 
 

Il mal bianco

Che cosa accadrebbe se da un momento all’altro il mondo smettesse di vedere? Se un uomo qualsiasi, alla guida di un’auto qualsiasi e in una città qualsiasi, divenisse il primissimo portatore di una cecità assoluta, bianca come il latte, capace di propagarsi nel giro di poche ore?
Che cosa accadrebbe se il «mal bianco» si estendesse agli oculisti, alle loro mogli, ai politici, ai parenti, ai bambini e ai vecchi orbi? Se impedisse loro il sonno, se avvicinasse i destini intrecciandoli amaramente fra loro?

José Saramago è qui che lo racconta, facendo leva sul potere delle parole per rimandare sensazioni che hanno tutt’altro a che fare con la vista: rumori, sapori, paure ed emozioni in una delle più paradossali situazioni che potrebbero mai colpire il genere umano.
Perché è questo il punto: cosa perderebbe il mondo? Cosa, invece, capirebbe di avere sempre avuto? E se una parte di lui vedesse ancora, cosa desidererebbe non vedere?

Perché poi, infondo, lo scrittore lo fa capire in poco più di trecento pagine: non ci vuole Cecità per raccontare tutto questo.
Nel mondo, in realtà, siamo tutti già ciechi.

 

Cecità

Cecità
José Saramago
Einaudi, 1996

 
Digressione

Consigli d’inchiostro (4)—“Inferno”.

 
 

È difficile – quando si parla di letteratura – non accostare la parola “inferno” a una delle tre famosissime cantiche di Dante Alighieri e la sua Divina Commedia.
Dan Brown è riuscito a ricordarlo anche nel suo, di Inferno, con il quarto romanzo che vede protagonista il professor Langdon e, in un certo senso, anche lo stesso “Sommo Poeta” nato a Firenze: è proprio nella “fu capitale d’Italia” che ha inizio il suo racconto e, come tutti i libri che si rispettino, lo scrittore spinge il lettore – sin dalle prime pagine – a domandarsi e a indagare circa la sorte del protagonista.
Accompagnandolo attraverso gli sviluppi della storia ricca, come Dan Brown ben sa articolare, di cambiamenti – in questo libro, però, non sempre così inaspettati –, il lettore non manca di essere nutrito di informazioni storiche circa la vita del famoso poeta ma, non da meno, si immerge nei dettagli della celebre opera di Botticelli, la “mappa dell’Inferno” ispirata alla cantica di Alighieri.
Nelle pagine di un racconto scorrevole e affatto impegnativo, nonostante sia intriso di argomenti, Dan Brown ha confermato il genere tanto amato dai lettori che lo seguono, senza mancare di accenni alle simbologie – seppur meno presenti rispetto a Il codice da Vinci – e agli altri artisti rinascimentali, come Michelangelo.
Consigliata agli amanti del genere, a chi vuole occupare tempo in una lettura scorrevole e non eccessivamente impegnativa – scoprirete, ancora una volta, che esiste una sola conclusione: sotto le stelle.

inferno

Inferno
Dan Brown
Mondadori, 2013

 

Giardini di Ninfa: fra storia e natura.

Il giardino di Ninfa rappresenta un vero e proprio monumento storico e naturale che sorge fra Norma e Sermoneta di Latina, oltre i paesaggi suggestivi che accarezzano le province Agro Pontine, nel Lazio.
Gli spazi verdi, cui ampiezza raggiunge gli otto ettari, portano con sé non solo un’impronta storica, ma si rivelano essere anche la sorgente di un’oasi naturalistica, protetta nel rispetto della fauna del luogo e dalla varietà di piante che lo abitano.
Non è un mistero, infatti, che i giardini di Ninfa siano caratterizzati, rispetto altri luoghi naturali, proprio dal modo con cui molte specie di flora siano riuscite ad adattarsi e convivere insieme – seppur provenienti da diverse zone del mondo – nonostante le necessità climatiche ben differenti.
Incuriosiscono la coesistenza di piante come l’acero giapponese, il noce americano, il bambù e i ciliegi penduli, ma anche la presenza saltuaria di animali come rapaci, germani reali e aironi che è possibile trovarvi di tanto in tanto: Ninfa, infatti, è anche una delle principali rotte migratorie, e alcuni di questi animali provengono, addirittura, da paesi africani.

Giardini di Ninfa

Giardini di Ninfa

Ninfa, paese che si pensa esistere già durante l’epoca romana, era principalmente un piccolo centro agricolo, e si racconta di come – già durante la metà del VIII secolo – Costantino V Copronimo donò parte di tale ricchezze a papa Zaccaria.
Eppure il vero fulcro della storia di Ninfa, che l’ha resa così celebre a oggi, si deve a questo e a molti altri eventi: nella storia, infatti, il giardino di Ninfa ha subito diversi cambiamenti, restauri e abbandoni, ma questo gli ha permesso poi, a inizio ‘900, di assumere la forma di un vero e proprio giardino inglese. 
Questo si deve principalmente alla bonifica dei ruderi avvenuta da parte di Gelasio Caetani e, a seguire, alla sistemazione di specie botaniche alla madre Ada Wilbraham – lavori che furono in poi continuati da Roffredo Caetani. Con quest’ultimo si occuparono di Ninfa anche la moglie Marguerite Chapin e la figlia Leilia Caetani, e fu soprattutto quest’ultima – durante gli anni ’30 – a dare ai giardini di Ninfa una vera e propria struttura inglese.
Ninfa, inoltre, ha ospitato diversi personaggi di spicco: non fanno eccezione Gabriele D’Annunzio, lo scrittore Boris Leonidovič Pasternak, il dottor Živago e Benito Mussolini.

Giardini di Ninfa

Visitare Ninfa è semplice e poco dispendioso, e questo rende i giardini alla portata di chiunque sia appassionato di storia, del periodo Medievale e – perché no? – di botanica; la visita guidata permette di approfondire i segreti di questi spazi suggestivi e meravigliosi, offrendovi la possibilità di immergervi nelle realtà non solo di inizio ‘900, ma anche di tutta la storia antecedente.
OltreYume vi consiglia Ninfa, a pieni voti, come meta turistica, suggerendovi anche come periodi ottimali – dato lo sboccio dei fiori – quelli di metà aprile.