Presentazione del libro “La sorgente del fiume Bann”.

Ieri, Sabato 26 Novembre alle ore 17:30, si è tenuta la presentazione del libro “La sorgente del fiume Bann” di Celeste Ingosso, gentilmente ospitata dai Volontari della Bottega Sociale di Latina “Zai Saman”.

26/11/16 – Celeste Ingrosso nella Bottega Sociale di Latina.

26/11/16 – Celeste Ingrosso nella Bottega Sociale di Latina.

Il pomeriggio è iniziato all’insegna di una premessa doverosa: sottolineare l’impegno che la realtà dell’Associazione “Zai Saman” ha per il territorio di Latina. La Bottega Sociale, infatti, promuove eventi e iniziative atte a sostenere non solo il sociale, ma anche il commercio equo e solidale – motivi in più che hanno spinto l’autrice a rivolgersi all’Associazione per ospitare questo piccolo grande evento dalle sfumature (anche) sociali.

Perché i temi raccontati da Celeste Ingrosso sono importanti: lo spiega proprio lei, raccontando attraverso una breve intervista di come il suo libro si presenti quasi “schematico”, dovuto a una scelta precisa di raccontare i capitoli con una struttura che accompagni la protagonista verso il suo futuro.

Ci lascia intendere che è un personaggio, quello della protagonista stessa, dalle mille risorse e difficoltà, capace di incontrare più ostacoli nella vita senza mai tirarsi indietro: lo rivela proprio nel piccolo live di OltreYume, dove ci racconta poi che il libro è stato scritto in tre anni e che la sua ispirazione derivava principalmente dalla sua forte necessità di esprimersi, in questo caso con l’inchiostro e lungi dall’urgenza di rendere pubblica la sua creatività.

 

Non possiamo far altro che ringraziarla, allora, e sperare ben presto di scorrere le pagine del suo romanzo.

 

Ehi, ciao! Ti presento…—“La sorgente del fiume Bann”

Oggi vi presentiamo “La sorgente del fiume Bann”, un libro di Celeste Ingrosso.

“Il romanzo propone vari spunti di riflessione: è un po’ esistenzialista, un po’ intimista (a tratti anche psicologico), romantico, avventuroso e fa riflettere anche su tematiche sociali”, ci informa l’Artista.

La sorgente del fiume Bann, di Celeste Ingrosso

La sorgente del fiume Bann, di Celeste Ingrosso

L’opera è già stata recensita dal blog letterario “Non sempre io sono del mio stesso parere” ed è disponibile a questo link; ma non solo. A dare il proprio parere è anche lo Scrittore e Critico Letterario Aldo Cervo, di cui riportiamo parte delle osservazioni:

“Il lavoro attesta proficui contatti con il Pitagorismo, il Neopitagorismo e le filosofie misteriche del vasto quanto suggestivo mosaico del Pensiero mediorientale.

Su siffatto sottosuolo culturale la Ingrosso costruisce un impianto formale sintatticamente ineccepibile, fruibile nonostante la complessità della storia, gestito con una perizia narrativa consumata, prodigiosa addirittura in una esordiente, peraltro giovanissima, visibile, la perizia, nella scansione equilibrata (simmetrica – scrive Giuseppe Napolitano in prefazione) dei tantissimi accadimenti costituenti la materia del romanzo.”

Viene appunto citato Giuseppe Napolitano, noto Poeta e Critico Letterario, il quale ha scritto proprio per la Ingrosso la prefazione dell’opera.

Il romanzo ha già venduto 300 copie e la sua presentazione vi aspetta Sabato 26 Novembre 2016 a Latina (LT), presso la Bottega Sociale Zai Saman, Via saffi 44.

 

Ehi, ciao! Ti presento…—“Oltre i confini”

Torniamo, dopo aver apprezzato un bocconcino di parole affatto minuscolo (e ci prendiamo la libertà di questa contraddizione!), a parlare di Noemi Gastaldi.
Chiunque abbia gradito come noi “Il Coltello” sarà certamente felice di sapere che da qualche settimana è disponibile il suo libro “Oltre I Confini – Saga dell’immateriale – Prima Trilogia Completa”.

Lo mettiamo qui, con molto piacere, nella nostra vetrina; rimaniamo speranzose di avere abbastanza tempo per poterlo gustare quanto prima!

Potrete scoprire di più scorrendo il prologo che l’autrice ci ha gentilmente concesso di pubblicare; l’opera si può invece acquistare direttamente su Amazon, cliccando sulla foto del libro.

definitiva

È una storia passionale e avviluppante, che sconvolge nel più profondo dell’animo.
– BLOG LIBERA-MENTE –

Viene spontaneo chiedersi se la nostra sia l’unica realtà esistente, forse è la sola che conosciamo ma non bisogna mai porre dei limiti alla conoscenza.
– BLOG PENNA D’ORO –

“Lucilla soffre di allucinazioni fin da quando era molto piccola.
Francesca è in grado di viaggiare tra due mondi: la realtà materiale e quella immateriale.
Lucilla e Francesca conosceranno il mondo oltre i confini. Confini labili, personaggi misteriosi, situazioni imprevedibili. Nel racconto di un percorso di crescita interiore molto speciale…”

Siamo davvero in grado di comprendere quel limite sottile che separa la percezione dal disturbo mentale?

Lucilla aveva dodici anni ed era nata e cresciuta in un paesino dell’alta val Susa. Qualcuno sosteneva che lei potesse vedere gli spiriti. I fantasmi, gli abitanti di un’altra dimensione, i pensieri solidi di altre persone. Altri, più semplicemente, ritenevano che lei soffrisse di allucinazioni.

A Lucilla non importava appurarlo: se prima di addormentarsi vedeva qualche piccolo folletto ballarle sulla testiera del letto, per lei era solamente il principio di un sogno. Che importanza aveva cercare di definire questo fenomeno in qualche modo? Lucilla s’addormentava e non ci pensava più.

Da bambina era diverso. Quando Lucilla era più piccola capitava spesso che, prima ancora di addormentarsi, s’alzasse dal letto e raggiungesse correndo la camera dei genitori.

Diceva di avere gli incubi. Fu sua sorella Irene a sbugiardarla.

Irene e Lucilla trascorrevano gran parte del loro tempo alla piccola scuderia del paese, e avevano una vera e propria adorazione per il vecchio Phantom, cavallo da scuola di entrambe. Capitava spesso che le sorelline polemizzassero tra loro per decidere quale delle due avesse bisogno per prima di stivali o guantini nuovi, ma si trattava soltanto di piccoli battibecchi. Invece, quando un bel giorno l’insegnante di equitazione annunciò che il maneggio aveva fatto un nuovo acquisto, scoppiò il finimondo. Infatti, quel giorno, una delle due avrebbe dovuto abbandonare Phantom per montare il nuovo arrivato: una proposta inaccettabile per entrambe. Tra pianti e urlacci, volarono accuse di ogni genere, fin quando Irene riuscì a catturare l’attenzione di tutti i presenti:

“Non è vero che Lucilla ha gli incubi, ne sono sicura. Lei scappa dal letto prima ancora di addormentarsi, l’ho vista io! Parla da sola, poi scappa, fa tutto quel baccano per niente!” gridò.

Venne poi fuori che Lucilla non mentiva: effettivamente aveva gli incubi, però le accadeva quand’era ancora sveglia.

Seguirono una visita neurologica, un elettroencefalogramma, una risonanza magnetica. Ma non c’era niente. Nessuna causa fisiologica spiegava quel che regolarmente accadeva a Lucilla e lei, semplicemente, ci si abituò.

 

Consigli d’inchiostro (17)—“Il coltello”.

“Due facce separate da un coltello, una sola essenza: la lama. E quella lama, quel filo intangibile, non è cosa da aversi. Non si può far altro che tentare di recepirlo nei dolorosi tagli che sa infliggere.”

Il coltello non è solo l’essenza di uno dei personaggi del libro: diviene, in questo sorso di lettura, anche l’emozione richiamata sin dalle prime pagine.
È volere dell’autrice, Noemi Gastaldi, che ha fatto sì che il racconto corteggiasse il lettore con una sottile nube di mistero – la stessa che lascia la bocca vagamente asciutta. Non di insoddisfazione, però; vi è, nell’essenza stessa dell’irrisolto, la possibilità di viaggiare ben oltre la linea tracciata dal pensiero della scrittrice, poiché non pone limiti a quella che è la fantasia di colui che deciderà di imbattersi in una lettura tanto leggera quanto curiosa.

Il coltello – Noemi Gastaldi

Il coltello – Noemi Gastaldi

Quella di Noemi Gastaldi è una scrittura che non scoraggia né che si perde in dettagli: una via di mezzo che ben si sposa con il breve racconto proposto ne “Il Coltello” – e che sicuramente apprezzeranno coloro che cercano, nella lettura, qualcosa che scorra come un ruscello d’acqua fresca.
Non c’è alcun mare, alla fine, ma l’acqua non diviene affatto stagna: durante il percorso si avrà sicuramente apprezzato la possibilità di raggiungere un’empatia con i personaggi nonostante questi siano racchiusi in pochissime pagine, intrappolati in una brevità che non è affatto ostacolo di una piccola emozione.

 

Consigli d’inchiostro (16)—“Nella botte piccola ci sta il vino cattivo”.

 
 
 

Forse non esiste niente di peggio che svegliarsi in prigione, soprattutto se, aprendo gli occhi, ci si ritrova davanti l’ampio didietro di un energumeno privo di senso dell’umorismo.
Lo sa sicuramente Vince Carpenter, ex poliziotto e investigatore molto sfortunato di una cittadina americana; ciò che gli è oscuro, però, è che questo sarà il primo di una lunga serie di eventi sfortunati che lo spingeranno a indagare sulle due bande rivali, i “Flamingos” e i “Lil’ Boyz”.
Nulla di eccentrico o eccessivo, non fosse che con la sua simpatia – calamitata inevitabilmente verso il protagonista del suo romanzo –, Diego Tonini riesce a strappare stupori e sorrisi con una storia paradossale, fantasiosa e, soprattutto, divertente; permette al lettore di bere le parole tutto d’un fiato e di assaporarne la trama che si sviluppa quasi del tutto inaspettata, rendendola avvincente e mai forzata.
È stata una lettura scorrevole, leggera e colma di umorismo: ce lo ha confermato implicitamente lo stesso Diego Tonini, rispondendo con celerità e cortesia a tutte le nostre curiosità e che pubblichiamo qui, speranzose di instillare gocce di curiosità a coloro che avranno il piacere di leggerla!

Sappiamo che di solito non si parte dalle conclusioni, ma siamo terribilmente curiose: “Nella botte piccola ci sta il vino cattivo” ci lascia supporre che ci sarà un seguito. È – appunto – una supposizione, oppure possiamo cominciare a festeggiare?

Ehehe, per prima cosa vorrei dirvi di tenere sott’occhio il sito di Nativi Digitali Edizioni perché, se non un seguito, presto ci saranno delle novità riguardanti Vince Carpenter e i suoi amici…
Per quanto riguarda un seguito, è un po’ presto per parlarne ma, chissà, tutto può succedere, di certo vince non ha appeso il trench al chiodo dopo questo caso, e la porta del suo ufficio è sempre aperta…

Ora che siamo soddisfatte, facciamo un passo indietro; siamo rimaste particolarmente colpite dall’umorismo del protagonista e dalla sua spiccata capacità di “infilarsi” nei guai. Quanto hai in comune con lui? Hai preso spunto da qualcuno che ti è vicino per tratteggiarne il carattere?

Io ho una passione per prendere i clichés e ribaltarli, forse è legata alla mia indole ironica e dissacrante; Carpenter è un personaggio di pura invenzione, non si rifà a una persona precisa e non ha i tratti di qualcuno che conosco, forse quello che lo accomuna a me è il suo humor nero e il suo tentativo di sembrare a tutti i costi un duro, quando invece anche lui ha il cuore tenero.

Non volevamo partire con le domande dirette per non rovinare la sorpresa a quanti avranno il piacere di leggerti, ma crediamo sia inevitabile chiederci da dove nasce l’idea di queste due insolite gang, i “Flamingos” e i “Lil’ Boyz”.

Da un gran mal di pancia! Scherzo, in realtà è stato un tentativo di aggiungere elementi surreali a un hard boiled classico, prima mi è venuta in mente l’idea de iLil’ Boyz, poi avevo bisogno di trovare loro un nemico, e chi meglio dei Flamingos poteva svolgere questo ruolo? Se poi vogliamo proprio cercare una fonte di ispirazione diciamo che “il Favoloso Mondo di Amélie” un po’ mi ha aiutato…

Hai un giardino a casa? Se sì, dobbiamo preoccuparci?

No, vivo in appartamento.

Quanto le tue passioni si sono riversate all’interno del tuo libro? Ci spieghiamo meglio: sei amante dei polizieschi americani? Hai un amore sconfinato per alcol e sigarette? Attrazioni insolite per nani e fenicotteri da giardino?

in quanto veneto la passione per l’alcol è, come dire, genetica (anche se non vado matto per il whiskey) mentre con le sigarette ho smesso da un bel po’, anche se devo dire che la sigaretta contorta, alla Jigen, fa sempre il suo bell’effetto in un personaggio come Vince Carpenter. Dal punto di vista letterario, mi piacciono i polizieschi, anche se leggo un po’ di tutto, ma apprezzo Connelly e Donald Westlake e sto cercando di farmi una cultura leggendo i mostri sacri del genere, ma il tempo è sempre poco… anche se a ben guardare, Vince ha più cose in comune con Eddie Valiant di “Chi Ha Incastrato Roger Rabbit” che con Harry Bosch

Quanto hai impiegato – in termini di tempo, pazienza e scocciature – su questo libro?

Il personaggio di Carpenter è nato nel 2012 in un racconto per il concorso di subway-letteratura.org, e ha avuto un buon riscontro. All’epoca non pensavo di scrivere “professionalmente” (non lo faccio di mestiere nemmeno ora, ma l’attitudine è quella), ma un editore mi ha contattato dicendo che il racconto gli era piaciuto e se avessi avuto un romanzo lo avrebbe valutato per la pubblicazione. Mi sono messo d’impegno e in circa sei mesi è venuto fuori “nella Botte Piccola ci Sta il Vino Cattivo”; con quell’editore non se ne è fatto nulla e ho lasciato il romanzo nel cassetto finché, nel 2015, non ho deciso di riprenderlo e inviarlo a qualche editore e così è finito nelle mani di Nativi Digitali nel giugno 2015, il resto lo sapete già…

Le nostre domande sono finite e non possiamo che ringraziarti per la pazienza che hai avuto; vorremmo inoltre ringraziarti per le ore che sei riuscito a regalarci, e non solo nei termini dell’intervista. Abbiamo davvero gradito il tuo libro! Ci ha fatto sorridere molto e, con la sua leggerezza, ci ha permesso di berlo in un sorso. Speriamo davvero che altri abbiamo la fortuna di divertirsi così come è successo a noi!

Grazie a voi, sono felice vi sia piaciuto e vi ringrazio per la recensione e l’intervista!

 

Diego Tonini
Nella botte piccola ci sta il vino cattivo
Diego Tonini
2016